L’occupazione femminile in Italia continua a crescere, ma non senza importanti “ma”. I dati relativi al secondo trimestre del 2023 mostrano un aumento del tasso di occupazione delle donne tra i 15 e i 64 anni, salito al 52,6%, segnando un incremento di 1,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo dato rappresenta una crescita ininterrotta dal secondo trimestre del 2021, un segnale incoraggiante di ripresa dopo la crisi causata dalla pandemia. Tuttavia, l’Italia resta il fanalino di coda in Europa: il livello di occupazione femminile è infatti inferiore rispetto a tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea. Nel 2022, l’Italia era 13,8 punti percentuali sotto la media europea, un divario addirittura cresciuto rispetto al periodo pre-pandemia, quando nel 2019 si attestava a 12,7 punti.
L’impatto della pandemia e il divario di genere
Il Covid-19 ha avuto un impatto significativo sul mercato del lavoro, colpendo in maniera sproporzionata le donne. La crisi sanitaria ha ampliato la distanza tra i tassi di occupazione femminili e maschili, che è passata da un gap di 17,5 punti nel 2019 a 18,1 punti nel secondo trimestre del 2023. Questo divario è ulteriormente accentuato dalla ripresa post-pandemica, che ha favorito i settori delle costruzioni e delle tecnologie dell’informazione e comunicazione, settori tradizionalmente dominati dagli uomini. In particolare, le donne rappresentano solo il 7,8% degli occupati nel settore delle costruzioni e il 29,5% in quello dell’informazione e comunicazione. Al contrario, i settori maggiormente colpiti durante la pandemia, come il terziario, sono quelli in cui la presenza femminile è più significativa.
Istruzione e occupazione: una chiave di accesso cruciale
L’istruzione gioca un ruolo determinante nell’accesso delle donne al mercato del lavoro e nella riduzione del divario di genere. I dati Istat relativi al secondo trimestre del 2023 evidenziano come il tasso di occupazione delle laureate sia decisamente più elevato rispetto a quello delle donne con un basso titolo di studio. Le laureate raggiungono un tasso di occupazione del 79,4%, oltre due volte e mezzo superiore a quello di chi ha al massimo la licenza media (30,4%) e ben 22 punti percentuali in più rispetto alle diplomate (57,2%). Questo dimostra quanto il livello di istruzione possa fare la differenza, soprattutto nelle aree geografiche più svantaggiate come il Mezzogiorno. Qui, il tasso di occupazione delle laureate raggiunge il 69,9%, un valore comunque inferiore di 14,6 punti rispetto a quello delle laureate del Nord, ma che rimane nettamente più alto rispetto alle donne meno istruite.
Il peso dei carichi familiari e la qualità del lavoro
Un altro elemento determinante per la partecipazione femminile al mercato del lavoro è rappresentato dai carichi familiari. Le donne che vivono da sole hanno un tasso di occupazione molto più elevato rispetto a quelle che vivono in coppia, soprattutto se con figli. Nel secondo trimestre 2023, il tasso di occupazione delle donne tra i 25 e i 49 anni è pari all’81,3% se vivono da sole, ma scende al 60,2% se hanno figli. Tuttavia, il livello di istruzione continua a svolgere un ruolo cruciale: tra le laureate, il tasso di occupazione resta superiore al 70%, indipendentemente dal ruolo familiare o dalla residenza.
In termini di qualità del lavoro, le donne continuano a subire forme di precarietà e vulnerabilità lavorativa. Oltre un quarto delle lavoratrici (27,2%) è impiegato con contratti a tempo determinato o part-time involontario, una percentuale significativamente più alta rispetto agli uomini (15,6%). La situazione è particolarmente grave nel Mezzogiorno, dove il 35,2% delle donne presenta forme di vulnerabilità lavorativa, contro il 21,4% degli uomini.
Conclusioni
Nonostante la crescita del tasso di occupazione femminile in Italia, i dati rivelano un quadro complesso e disomogeneo. Il divario rispetto agli altri Paesi europei, così come la persistente differenza tra uomini e donne, rimangono significativi. L’istruzione emerge come fattore determinante per migliorare l’accesso delle donne al mercato del lavoro e ridurre le disuguaglianze di genere, ma la strada da percorrere è ancora lunga, soprattutto nelle regioni meridionali e tra le donne con basso livello di istruzione. Inoltre, la qualità dell’occupazione resta una sfida cruciale, con troppe donne ancora intrappolate in forme di lavoro precario e a basso reddito. Per rendere davvero sostenibile questa crescita, è necessario un impegno concreto volto a migliorare l’accesso al mercato del lavoro, il sostegno ai carichi familiari e la lotta contro le disuguaglianze strutturali che ancora limitano il potenziale del lavoro femminile in Italia.
Fonte: Il Sole 24 Ore

